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Il consumatore finale nella fattura elettronica

Il documento informatico utilizza distinti canali per i clienti business e per quelli consumer. Si pone quindi una difficoltà nel caso lo stesso cliente effettui acquisti destinati in parte alla propria attività economica e in parte alla sfera privata.

Uno dei nodi più evidenti, all'alba della fatturazione elettronica tra privati, era costituito dai rapporti tra soggetti passivi e privati consumatori (rapporti B2C). Questo perché, da un lato, il nuovo sistema è pensato per veicolare sul canale telematico tutte le fatture emesse dai soggetti passivi (salvo quelle rivolte a clienti non residenti); dall'altro, non sarebbe stato ragionevole imporre ai privati consumatori di dotarsi di un sistema di ricezione elettronica delle fatture. Evidenti motivi hanno, quindi, impedito ai falchi della fatturazione elettronica di pretendere la digitalizzazione immediata e obbligatoria di qualunque soggetto italiano.

Come è noto, la questione è stata poi risolta consentendo al fornitore di inviare la fattura al consumatore finale con 2 modalità parallele e concomitanti.

Un primo invio avviene mediante consegna tramite Sistema di Interscambio alla sezione riservata dell'acquirente sul sito web dell'Agenzia delle Entrate. Si tratta di un canale specifico, diverso rispetto a quello utilizzato per la consegna della fattura a un soggetto passivo che, invece, riceverà le fatture mediante un flusso suscettibile di essere automatizzato.

Il secondo invio avviene mediante consegna o spedizione di un esemplare analogico o digitale con le modalità tradizionali, di modo che il consumatore finale potrà, ma non dovrà, registrarsi all'Agenzia delle Entrate e ritrovare quindi una ulteriore copia di bollette, fatture, ecc. Bene, la questione che ci ha colpito è la modalità con la quale l'Agenzia ha individuato i casi in cui questa procedura di doppio invio della fattura deve essere attivata.

Il provvedimento introduce una distinzione nettissima tra soggetti passivi e “consumatori finali”. Il provvedimento sdogana una definizione di uso comune quale “consumatore finale” che però si rivela alquanto imprecisa e, ai fini fiscali, con un solo precedente (art. 17 D.P.R. 633/1972) di scarso successo quanto a chiarezza. Il punto è che nel sistema IVA il soggetto passivo è colui che esercita un'attività economica indipendente, ma ha l'ulteriore condizione che il soggetto agisca come tale. Prendiamo, per esempio, il caso del professionista che acquista le sedie per il proprio studio. La transazione è B2B perché il professionista agisce come tale. Ma lo stesso professionista può acquistare le stesse sedie per il proprio salotto e allora la transazione si qualifica come B2C. Problema analogo si pone con gli enti che hanno una sfera istituzionale e una sfera privata.

In sostanza la nozione di consumatore finale non esprime un concetto in perfetta antitesi con quello di soggetto passivo, perché ci sono aree in cui le due nozioni si intersecano.

A questo punto le aziende dovranno gestire una doppia anagrafica per il cliente, incanalando alcune transazioni relative allo stesso cliente nel canale B2B e altre nel canale B2C, con il rischio di gestire richieste di storno e riemissione qualora non abbiano correttamente interpretato la volontà del cliente.

Si apre, quindi, un nuovo fronte da cui potranno derivare complessità, soprattutto per le aziende che vendono prodotti che possono soddisfare sia esigenze business sia esigenze consumer.

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21-5-2018