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Scheda carburanti ancora valida per il pieno di GPL e metano

I chiarimenti forniti dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate 30.04.2018 n. 8/E lasciano intendere che in questo caso gli acquisti possono essere documentati con modalità tradizionali per tutto il 2018.

Come noto, l’art. 1, c. 917 L. 27.12.2017, n. 205 ha disposto che dal 1.07.2018 le cessioni di benzina o gasolio destinati a essere usati come carburante per autotrazione, effettuate a clienti che agiscono nell'esercizio di impresa, arte o professione e che non sono contribuenti in regime di vantaggio o forfettario, devono essere documentati da fattura elettronica; inoltre il pagamento deve avvenire con gli strumenti tracciabili diversi dal contante stabiliti dal provvedimento direttoriale dell’Agenzia delle Entrate 4.04.2018, n. 73203. Il mancato rispetto delle prescrizioni comporta l’indeducibilità del costo e l’indetraibilità dell’Iva sull'acquisto di questi carburanti.

L’Agenzia delle Entrate, con circolare 30.04.2018, n. 8/E, è intervenuta per fornire opportuni chiarimenti sui comportamenti da tenere.Dopo avere evidenziato che il legislatore ha previsto l’obbligo di emissione di fattura elettronica solamente per le cessioni di benzina o gasolio destinati a essere usati come carburanti per autotrazione, l’Amministrazione Finanziaria ha chiarito che per la cessione di altri tipi di carburante per autotrazione, l’obbligo di fatturazione elettronica decorrerà dal 2019; tuttavia, per consentire la deducibilità del costo e la detraibilità Iva, la cessione “andrà documentata con le modalità finora in uso” (quindi seguendo quanto previsto dal D.P.R. 10.11.1997, n. 444 sulla disciplina della scheda carburante, abrogato a partire dal 1.07.2018), oppure in alternativa mediante emissione di fattura elettronica. Viene anche precisato che quando lo stesso rifornimento riguarda sia benzina/gasolio che GPL o metano, sarà necessario documentare l’intero acquisto con fattura elettronica. Quindi, anche se non lo dice espressamente, la circolare, per documentare gli acquisti di GPL e metano (rientranti tra gli “altri tipi di carburante”), in alternativa alla fattura elettronica, consente fino al 31.12.2018 l’utilizzo della scheda carburante e nel caso di somministrazione di carburante tramite contratto di netting, della fattura cartacea. Il rimando alle prescrizioni del D.P.R. 10.11.1997, n. 444 dovrebbe rendere necessaria l’indicazione, nella scheda carburante, anche di dati non obbligatori per la fattura elettronica: numero di targa e altri elementi identificativi del mezzo di trasporto, chilometri percorsi alla fine del mese o trimestre, timbro e firma di convalida dell’addetto dell’impianto di distribuzione.

Alla luce di ciò, coloro che nell’esercizio della propria attività di impresa o lavoro autonomo utilizzano autovetture alimentate a GPL o metano, dovranno documentare con fattura elettronica i rifornimenti di benzina o gasolio, che sono inferiori per frequenza e importo rispetto ai consumi degli altri carburanti. Per le autovetture alimentate a GPL o metano per le quali operano le limitazioni legali alla deduzione del costo (nella misura del 20%) e alla detrazione dell’Iva (nella misura del 40%), il risparmio fiscale connesso agli acquisti di benzina o gasolio non raramente è modestissimo, dato anche il loro ridotto ammontare perché carburanti utilizzati marginalmente; potrebbe quindi essere opportuno, per esigenze di semplificazione, evitare di documentare gli acquisti di carburanti per i quali è richiesta la fattura elettronica ed effettuare il loro pagamento per contanti.

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21-5-2018
Il consumatore finale nella fattura elettronica

Il documento informatico utilizza distinti canali per i clienti business e per quelli consumer. Si pone quindi una difficoltà nel caso lo stesso cliente effettui acquisti destinati in parte alla propria attività economica e in parte alla sfera privata.

Uno dei nodi più evidenti, all'alba della fatturazione elettronica tra privati, era costituito dai rapporti tra soggetti passivi e privati consumatori (rapporti B2C). Questo perché, da un lato, il nuovo sistema è pensato per veicolare sul canale telematico tutte le fatture emesse dai soggetti passivi (salvo quelle rivolte a clienti non residenti); dall'altro, non sarebbe stato ragionevole imporre ai privati consumatori di dotarsi di un sistema di ricezione elettronica delle fatture. Evidenti motivi hanno, quindi, impedito ai falchi della fatturazione elettronica di pretendere la digitalizzazione immediata e obbligatoria di qualunque soggetto italiano.

Come è noto, la questione è stata poi risolta consentendo al fornitore di inviare la fattura al consumatore finale con 2 modalità parallele e concomitanti.

Un primo invio avviene mediante consegna tramite Sistema di Interscambio alla sezione riservata dell'acquirente sul sito web dell'Agenzia delle Entrate. Si tratta di un canale specifico, diverso rispetto a quello utilizzato per la consegna della fattura a un soggetto passivo che, invece, riceverà le fatture mediante un flusso suscettibile di essere automatizzato.

Il secondo invio avviene mediante consegna o spedizione di un esemplare analogico o digitale con le modalità tradizionali, di modo che il consumatore finale potrà, ma non dovrà, registrarsi all'Agenzia delle Entrate e ritrovare quindi una ulteriore copia di bollette, fatture, ecc. Bene, la questione che ci ha colpito è la modalità con la quale l'Agenzia ha individuato i casi in cui questa procedura di doppio invio della fattura deve essere attivata.

Il provvedimento introduce una distinzione nettissima tra soggetti passivi e “consumatori finali”. Il provvedimento sdogana una definizione di uso comune quale “consumatore finale” che però si rivela alquanto imprecisa e, ai fini fiscali, con un solo precedente (art. 17 D.P.R. 633/1972) di scarso successo quanto a chiarezza. Il punto è che nel sistema IVA il soggetto passivo è colui che esercita un'attività economica indipendente, ma ha l'ulteriore condizione che il soggetto agisca come tale. Prendiamo, per esempio, il caso del professionista che acquista le sedie per il proprio studio. La transazione è B2B perché il professionista agisce come tale. Ma lo stesso professionista può acquistare le stesse sedie per il proprio salotto e allora la transazione si qualifica come B2C. Problema analogo si pone con gli enti che hanno una sfera istituzionale e una sfera privata.

In sostanza la nozione di consumatore finale non esprime un concetto in perfetta antitesi con quello di soggetto passivo, perché ci sono aree in cui le due nozioni si intersecano.

A questo punto le aziende dovranno gestire una doppia anagrafica per il cliente, incanalando alcune transazioni relative allo stesso cliente nel canale B2B e altre nel canale B2C, con il rischio di gestire richieste di storno e riemissione qualora non abbiano correttamente interpretato la volontà del cliente.

Si apre, quindi, un nuovo fronte da cui potranno derivare complessità, soprattutto per le aziende che vendono prodotti che possono soddisfare sia esigenze business sia esigenze consumer.

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21-5-2018